«Possibility zones» al Como Lake Hub

Apertura (su invito) sabato 31 gennaio 2026 a partire dalle ore 17:30

Domenica 01 febbraio 2026 dalle ore 10:00 alle 13:00 – dalle 14:00 alle 18:00 (ingresso libero)
con possibilità di visita guidata alle 11:00 e alle 15:00 (gratuito, prenotazione obbligatoria)
Per maggiori informazioni: comolakehub@ntm-group.it
Per prenotazioni (alle visite): Eventbrite COMO LAKE HUB POSSIBILITY ZONES.

L’arte può essere molto più di un insieme di opere da osservare: può diventare un gesto condiviso,
un’occasione per far incontrare persone diverse, un modo per trasformare gli spazi e dare nuova
vita alla città. Nei momenti in cui il dialogo sembra rarefarsi e i luoghi della socialità si fanno più fragili,
l’arte può ricostruire ponti, creare ambienti accoglienti, offrire la possibilità di immaginare insieme
nuovi scenari.

Esistono spazi in cui questo accade in modo naturale: luoghi che non si limitano a esporre, ma che
invitano a partecipare, a entrare in relazione, a essere parte di un’esperienza più ampia. Sono
ambienti dove forme e linguaggi diversi — visivi, architettonici, digitali — si intrecciano, dando vita a
qualcosa che non è semplicemente da guardare, ma da vivere. Luoghi che accettano il
cambiamento, che si modellano sulle persone che li attraversano, che fanno della flessibilità il loro
punto di forza. In questi spazi il materiale principale non è la tela, ma il tempo condiviso. Le opere
dialogano con chi le osserva, gli ambienti si trasformano per accogliere incontri, laboratori,
performance, momenti di confronto. Ciò che rimane non è solo un ricordo estetico, ma una forma
di appartenenza, un segno lasciato da esperienze vissute insieme. È un modo per riportare l’arte al
centro della vita quotidiana, trasformandola in un elemento capace di creare relazioni e di
rafforzare il tessuto sociale. Questo ed altro è Como Lake Hub nella sua sezione artistica Spazio2A.

Como Lake HUB / Spazio2A diviene nelle due giornate di Possibility zones un luogo dedicato alla
creatività contemporanea e al dialogo tra arte, architettura e design grazie alla proposta d’arte del
network di OpenArtelier, una rete che valorizza gli atelier degli artisti del territorio aprendo le porte
dei luoghi in cui le opere prendono forma, Slow Moon Art & Events e Galleria Galp.

Questo primo evento ruota attorno a un tema semplice e allo stesso tempo fondamentale: la
trasformazione. Le città cambiano continuamente – negli edifici, negli arredi urbani, nei modi in cui
le persone vivono gli spazi. L’arte può diventare un motore importante di questo cambiamento, non
solo attraverso nuove costruzioni ma attraverso idee, gesti creativi e modi diversi di guardare ciò che
ci circonda. La mostra raccoglie che raccontano il cambiamento in tante forme: spazi che si riusano,
luoghi temporanei, margini che diventano centrali, nuove relazioni tra città e cittadini.

Questa prima esperienza non vuole essere solo il lancio di un luogo espositivo, ma un punto di
partenza: un invito a immaginare Como – con il coinvolgimento di associazioni e singoli cittadini –
come una città capace di aprire e sviluppare spazi di creatività, nuove possibilità urbane, nuove
visioni.

La struttura Como Lake Hub è pensata per essere mobile e adattabile: parti dello spazio possono
cambiare volto e funzione a seconda delle esigenze, diventando scenari per workshop, incontri di
studio, dibattiti, presentazioni di libri, mostre temporanee, installazioni, manifestazioni culturali d’arte,
d’architettura e di design. Como Lake Hub intende proporsi come luogo che favorisce il dialogo tra
chi crea e chi osserva, tra la storia e la sperimentazione, tra la città e chi la abita.

Gli artisti in mostra

Pierluigi Ratti

Le sculture di Pierluigi Ratti incarnano un dialogo raffinato tra architettura, colore e ritmo, restituendo
alla forma una precisa tensione costruttiva. L’artista, da anni impegnato in una personale ricerca sul
rapporto tra vuoto e pieno, plasma il marmo di Carrara e le resine colorate come strutture vive,
capaci di occupare lo spazio con un equilibrio sorprendente. Le sue opere — sintetiche, verticali,
composte per incastri e geometrie — evocano codici di una città ideale, segni che sembrano
provenire da un linguaggio primario e allo stesso tempo futuribile. Nel candore del marmo o nella
vibrazione cromatica delle resine, Ratti costruisce organismi che oscillano tra memoria industriale e
visione poetica, invitando lo spettatore a interrogare la forma come architettura
dell’immaginazione. La sua scultura è un corpo dinamico: una presenza che misura il luogo, lo
illumina e lo trasforma.

Attilio Terragni

Attilio Terragni, architetto e artista comasco, intreccia architettura, disegno e pittura in un lavoro che
guarda tanto alla memoria moderna quanto alla sperimentazione formale contemporanea; è
coinvolto anche nella cura e promozione dell’Archivio Terragni. Nella pittura di Terragni la
trasformazione è movimento della forma: superfici che si stratificano, strutture che si disarticolano
per ricomporre nuove visioni dello spazio urbano. Come scrive Elisabetta Longari: “Osservando le sue
opere, ciò che salta subito agli occhi è la corsa delle linee, che diventano in alcuni casi veri e propri
tagli, interruzioni delle superfici. In architettura come in pittura. L’architettura, come i dipinti di Attilio
Terragni, stabiliscono un parallelo immediato con il Finnegans Wake di Joyce, proprio relativamente
alla decostruzione e ricostruzione del linguaggio basato sulle infinite combinazioni e metamorfosi,
come per restituire la corale ciclicità della vita.”

Matteo Galvano

Matteo Galvano ha sviluppato, nel tempo, una ricerca artistica che intreccia struttura e sensibilità,
tecnica e intuizione. Alcune tra le sue opere più recenti sono esposte a New York (Endgame e Body
Theatre presso il Loy Luo Space a cura di Roberta Macchia). I suoi lavori costituiscono ambienti visivi
in cui la geometria non è mai rigida, ma aperta all’interferenza del gesto e alla vibrazione del colore.
Ogni suo segno nero, preciso e architettonico, delinea elementi realmente esistenti e accostati tra
loro dando seguito al concetto di architAMORfosi (termine coniato dall’artista stesso nel 2018). Su
queste trame emergono strati di colore controllati e al tempo stesso fluidi, colature ed esplosioni
cromatiche capaci di creare atmosfere dove la geometria si fa paesaggio. La sua è pratica
sperimenta la relazione fra astrazione visiva e testi lirici, e comprende opere esposte in spazi nazionali
e internazionali. La sua ricerca esplora come l’immagine astrae e ricodifica il paesaggio urbano:
disegni e installazioni che frammentano e ricompongono scorci, trasformando la percezione del
luogo. Le sue opere invitano a considerare la città come un corpo testuale, in cui ogni segno è
potenziale mutazione.
Galvano converte la memoria urbana in ritmo grafico: tratto dopo tratto emergono nuove
topografie possibili, visioni che trasmutano il reale in narrazione condivisa. Le sue opere sono stazioni
di passaggio, punti in cui la città si rimodella sotto i nostri occhi.

Gabriele Buratti – Buga

Gabriele Buratti, conosciuto come Buga, nasce a Milano nel 1964; formatosi in Architettura del
Paesaggio al Politecnico, sviluppa una pratica che tocca pittura, scultura e riflessioni sul territorio,
con attenzione artigiana alla materia. Buratti lavora sulla materia come memoria del luogo: superfici,
texture e stratificazioni narrano il tempo che trasforma la città. I suoi lavori – pittorici e materici –
diventano testimonianza di metamorfosi, tracce che rimandano a storie di usi e riusi. Le opere di
Buga parlano con voce di legno e di carta: segni infiniti, incisioni, relitti preziosi che raccontano come
la città si sedimenta e si rinnova. Nei suoi lavori la trasformazione è una mano che ricuce la superficie
della memoria urbana.

Hongtao Zhou

Hongtao Zhou è artista e designer interdisciplinare la cui ricerca intreccia scultura, installazioni site
specific, tecnologie (inclusa la stampa 3D) e riflessioni sulle trasformazioni urbane; il suo progetto
“Textscapes” e altre installazioni sono stati esposti in contesti internazionali, tra cui Biennale e centri
d’arte. Le opere materiche e i Textscapes di Zhou traducono testi, dati e dinamiche urbane in
paesaggi architettonici: la trasformazione diventa materia narrata, sequence di forme che evocano
la crescita rapida, la densificazione e l’alchemia dei tessuti urbani. Nei suoi lavori la città è testo e
corpo insieme. Zhou plasma la parola in skyline: i suoi paesaggi di testo sollevano il racconto delle
metropoli e lo convertono in materia. Queste sculture invitano a leggere la città in verticale — come
se le storie che la abitano potessero diventare grattacieli di senso.

Fabrizio Bellanca – FAB

Il primo approccio di Fabrizio Bellanca con l’arte avviene già nel 1989, quando si accosta alla
tecnica dei graffiti metropolitani e del writing, intervenendo sulla tela con colori forti e forme
geometriche astratte. Bellanca ama sperimentare, utilizzare nuovi materiali, ed introduce nelle sue
opere la resina applicata a gocce, che conferisce un effetto lucidissimo, bagnato, che esalta i
colori. Sul finire degli anni novanta si accosta all’action painting, che realizza ad olio su superfici
materiche. Le sue opere spaziano dal figurativo all’astratto, in una continua ricerca di nuove
tecniche e forme espressive.

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